il gioco di guerra

 

il gioco di guerra ©AèQ

il gioco di guerra ©AèQ


E’ solo una festa di compleanno eppure il luogo e il gioco richiamano in me una pari età in una ben più drammatica situazione per cui il sottotilo di Saramago, un estratto che però colora il nostro immaginario:
“Fisicamente abitiamo uno spazio ma sentimentalmente siamo abitati da una memoria.”.(“Parole per una città” di José Saramago)

Il gioco di guerra.
Quanto di seguito scritto è qualcosa di difficile da digerire ma è così che ho documentato questo evento, raffiche di ricordi ad ogni istante fermato con la mia reflex, una palestra dell’imperfetto appunto del passato che si ripete.
Erano gli anni della mia scuola media, delle fuga dalle lezioni, delle giornate passate in Edenlandia, della guerra in Vietnam.
Fu proprio durante una di queste giornate semi solitarie trascorse nel parco dei “divertimenti” che accadde un fatto strano.
Una macchia verde oliva sciamante come una mandria di vitelli, ordinata e dal lento incedere, invase i viali …tra le attrazioni chiuse.
Un’intera compagnia di fucilieri dell’esercito americano, ragazzotti tutti alti e tutti, nemmeno uno ne sfuggiva, depressi e con l’occhio perso in un futuro senza futuro.
Gli accompagnatori nel panico, una brutta rogna da pelare la loro, quella del distrarre una compagnia di giovani reclute pronte per le foreste del sud est asiatico.
Ormai persi e rassegnati, confabulanti tra loro sul da farsi per la gestione della loro missione ecco che apre un’attrazione.
Il modesto autoscontro, luci, rumori ed insulsa musica. I primi due poi qualcun altro e tutti gli altri ancora nel loro depresso torpore. Sale la musica e la voce dello speaker incita. Incita ed un po alla volta anche i depressi scendono in campo. Compare qualche timido sorriso, sale l’ilarità, si alzano le voci.

Quel gioco di periferia, tecnologicamente non avanzato, scava nell’intimo più profondo facendo dell’adrenalina il naturale contrasto alla paura ed alla depressione.

Un gioco di guerra. Soddisfatti gli accompagnatori si rilassano la loro missione era compiuta.

Oggi, appunto, la paura di un imperfetto possibile.

©AèQ

 

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