L’ABC della guerra. …quella di Classe.

L’ABC della guerra. …quella di Classe.

L’ABC della guerra. …quella di Classe.
Ieri sera la presentazione del progetto che ha avuto lo scorso Sabato la sua prima uscita, in pubblico, al teatro Italia di Roma.
Si è stati in tanti, giovani, meno giovani e decisamente anziani.
Poi gli interventi, quelli strutturati ed immutabili, quelli entusiastici, quelli con i piedi per terra e quelli che non hanno fatto sconti a nessuno. Eppure uno sopra tutti e che ha aperto il dibattito. Serio, entusiasta e con il polso della situazione, una compagna, dagli appunti fortemente strutturati, a braccio e seguendo una scaletta di pensiero ma anche di organizzazione, ne ha raccontato con passione la visione ma senza romanticismi rivoluzionari. Ha saputo trasmettere nel suo argomentare senza tentennamenti, la centralità della Rivoluzione. Il momento razionale che fornisce l’energia al motore del fare ha come cardine un non cardine, una contraddizione in termini, l’azione destrutturata. Non più avanguardie che precorrono la strutturazione, e nemmeno le “pezze al culo” delle masse diseredate. Un nuovo principio precursore del fare smart che iscrive se stesso nelle pagine del “Che fare”. La Destrutturazione come momento fondante. Poi sarà ed è tutto da interpretare eppure tutto molto lontano da ipotesi anarco-comuniste, tutto molto lontano da Comitati Centrali, tutto molto lontano da raggruppamenti populistici e tutto molto vicino al fare.
Ieri sera si respirava, in quel teatro tra le locandine rinnovate ed i ricordi di un amaro passato di sofferenze non immaginabili, quell’aria che è propria delle rivoluzioni, quelle raccontate e però non vissute. Ieri sera l’aria è stata messa in movimento dalle voci dei giovani, appesantita dalle parole dei “decisamente anziani” e resa frizzante dalle prese di posizioni di quanti sanno che questo è il “fare” dell’intermezzo tra l’averle prese e il volerle dare, appunto la Rivoluzione.
AèQ

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